AI e robotica: la nuova frontiera dell’innovazione nasce dall’incontro tra competenze

Matteo Linotto
matteo.linotto@neosperience.com
AI e robotica: la nuova frontiera dell’innovazione nasce dall’incontro tra competenze

Per molti anni Intelligenza Artificiale e robotica hanno seguito percorsi di sviluppo in parte distinti. Da un lato, l’AI ha fatto passi enormi nella capacità di elaborare informazioni, riconoscere schemi, comprendere il linguaggio e supportare processi decisionali; dall’altro, la robotica ha progressivamente aumentato precisione, velocità e affidabilità delle macchine nel mondo fisico.

Oggi questi due percorsi stanno iniziando a convergere.

È probabilmente in questa intersezione che si giocherà una delle sfide tecnologiche più interessanti dei prossimi anni: portare l’intelligenza artificiale fuori dallo spazio puramente digitale e darle la capacità di percepire, comprendere e agire nel mondo fisico.

A Brescia, IM*CC nasce anche da questa convinzione. Ma parlare semplicemente di “AI + Robotica” rischia di essere riduttivo. La vera innovazione non deriva dall’accostamento di due tecnologie, bensì dall’incontro tra competenze differenti: Intelligenza Artificiale, robotica, automazione, conoscenza dei processi industriali, gestione dei dati e capacità di ripensare l’organizzazione.

È proprio questa interdisciplinarità che può diventare uno degli elementi fondamentali della prossima trasformazione industriale.

L’umanoide non sarà l’unica forma della nuova robotica intelligente

Oggi gran parte dell’attenzione mediatica è concentrata sui robot umanoidi, ed è comprensibile. La forma umanoide presenta infatti alcuni vantaggi evidenti quando una macchina deve operare in ambienti progettati per le persone, utilizzare gli stessi strumenti e, soprattutto, interagire con esseri umani all’interno di processi industriali o di servizio.

Non dobbiamo però commettere l’errore di identificare la robotica intelligente esclusivamente con la forma umanoide.

È molto probabile che nei prossimi anni assisteremo alla diffusione di nuove categorie di robot intelligenti con forme anche molto diverse tra loro, progettate in funzione dello specifico compito da svolgere.

Il punto decisivo non sarà quindi quanto un robot assomigli a una persona, ma quanto sia capace di percepire l’ambiente, comprenderlo, prendere decisioni e agire al suo interno in maniera efficace, autonoma e sicura.

La forma, in altre parole, sarà una conseguenza della funzione.

I limiti attuali della forma umanoide

Nonostante i progressi degli ultimi anni siano impressionanti, i robot umanoidi presentano ancora importanti limiti tecnologici.

Stabilità, movimento ed efficienza energetica costituiscono alcune delle principali criticità. Camminare su due gambe richiede continue correzioni posturali e un controllo estremamente sofisticato dell’equilibrio. Tutto questo comporta anche un elevato consumo energetico, con conseguenze dirette sull’autonomia delle batterie.

Anche la capacità di carico rappresenta un vincolo: trasportare pesi elevati aumenta lo sforzo degli attuatori, modifica il baricentro e può ridurre ulteriormente autonomia e stabilità. Articolazioni e attuatori presentano inoltre limiti di escursione, velocità e forza che rendono alcuni movimenti ancora meno fluidi e versatili rispetto a quelli umani.

Ma la questione forse più interessante riguarda la precisione dei movimenti e la capacità di eseguire operazioni di macro e micro-manipolazione.

La possibilità dei motori elettrici di sviluppare forze superiori a quelle umane è nota da decenni ed è già ampiamente sfruttata nell’industria. Non dovrebbe quindi sorprenderci vedere una macchina capace di sollevare grandi pesi o di compiere determinati movimenti con velocità eccezionale.

La sfida tecnologicamente più complessa è un’altra: infilare un filo nella cruna di un ago, fare un nodo, manipolare oggetti differenti per forma e consistenza oppure semplicemente muoversi in un ambiente popolato da persone senza urtarle e senza generare situazioni di pericolo.

È qui che entra in gioco un tema destinato ad assumere un’importanza crescente: la Spatial Intelligence, cioè la capacità dei sistemi di Intelligenza Artificiale di comprendere lo spazio fisico tridimensionale, gli oggetti che vi si trovano e le relazioni tra essi. Non a caso Fei-Fei Li, una delle figure più autorevoli della ricerca mondiale sull’AI, ha indicato proprio l’intelligenza spaziale come una delle prossime grandi frontiere dell’Intelligenza Artificiale.

Negli ultimi anni abbiamo visto dimostrazioni spettacolari: robot capaci di correre, eseguire coreografie, compiere salti e movimenti acrobatici. Sono risultati importanti perché mostrano la velocità con cui la ricerca sta avanzando. Tuttavia, tra una dimostrazione controllata e un’applicazione industriale affidabile, ripetibile, sicura ed economicamente sostenibile esiste ancora una distanza significativa.

Anche per questo una parte rilevante degli umanoidi sviluppati oggi, in particolare in Cina, è ancora impiegata soprattutto in attività di ricerca, sperimentazione e addestramento più che in processi produttivi su larga scala.

Gli investimenti, tuttavia, sono enormi perché la prospettiva è di lungo periodo. Per un Paese come la Cina, alle prese con un rapido invecchiamento della popolazione e una progressiva riduzione della forza lavoro, lo sviluppo della robotica rappresenta anche una possibile risposta a una trasformazione demografica strutturale.

È difficile prevederne l’impatto, ma i primi segnali sono già visibili

Quale sarà l’impatto della nuova robotica intelligente su un territorio manifatturiero in Italia ?

Oggi è estremamente difficile prevederlo con precisione e probabilmente sarebbe un errore cercare di individuare un unico settore o una singola applicazione destinata a prevalere sulle altre.

Vedremo robot intelligenti entrare progressivamente nei processi produttivi e logistici, ma anche nelle attività che prevedono un’interazione diretta con il pubblico e, successivamente, nella dimensione privata.

I confini tradizionali tra robot industriale, macchina autonoma e assistente intelligente tenderanno progressivamente a diventare meno netti.

E non si tratta soltanto di scenari futuribili. All’interno del nostro network esiste già una realtà bresciana che si sta preparando a introdurre a breve un robot nei propri processi.

La trasformazione, quindi, è già iniziata.

Prepararsi conta più che prevedere

Per un’impresa la domanda più utile non è probabilmente cercare di indovinare quale modello di robot utilizzerà fra cinque anni.

La domanda dovrebbe essere piuttosto: la nostra organizzazione sarà pronta a integrarlo quando la tecnologia sarà sufficientemente matura?

Da questo punto di vista diventa fondamentale costruire fin da oggi una strategia sui dati e sui processi.

Un robot intelligente non vive isolato. Per essere realmente utile deve poter accedere alle informazioni corrette, comprendere il contesto operativo, dialogare con i sistemi aziendali e inserirsi all’interno di processi ben definiti.

Preparare dati, infrastrutture e processi significa quindi preparare l’azienda alla robotica che verrà.

Le singole tecnologie potranno cambiare molto rapidamente. Robot che oggi sembrano all’avanguardia potrebbero essere superati nel giro di pochi anni. La capacità dell’organizzazione di raccogliere e strutturare i propri dati, digitalizzare la conoscenza e integrare nuove tecnologie resterà invece un fattore competitivo fondamentale.

In questo senso, prepararsi conta probabilmente più che prevedere.

La vera sfida non sarà sostituire le persone, ma aumentarne le capacità

Con la progressiva maturazione dell’Intelligenza Artificiale e della robotica emergeranno inevitabilmente anche questioni normative, etiche, sociali e fiscali.

Non possono essere considerate aspetti secondari, perché una diffusione su larga scala di sistemi autonomi capaci di svolgere attività fisiche avrà conseguenze profonde sul mondo del lavoro e, più in generale, sull’organizzazione della società.

Quando parliamo di robotica intelligente, la prima domanda che emerge è spesso: quali lavori verranno sostituiti?

È una domanda comprensibile, ma probabilmente troppo semplice rispetto alla trasformazione che ci aspetta.

La questione più interessante sarà capire come cambierà il valore del lavoro umano quando persone e macchine intelligenti inizieranno a collaborare quotidianamente.

In molti casi il robot potrà assumersi attività ripetitive, fisicamente gravose, pericolose o difficili da coprire. Parallelamente diventeranno ancora più importanti alcune capacità tipicamente umane: esperienza, giudizio, creatività, capacità relazionale e conoscenza profonda dei processi.

Per un territorio manifatturiero come Brescia questa può rappresentare una grande opportunità.

Il nostro territorio possiede un patrimonio straordinario di competenze industriali, spesso costruite attraverso decenni di esperienza. Molto di questo sapere non è scritto in un manuale o contenuto in un database: risiede nelle persone, nella loro esperienza quotidiana, nella capacità di riconoscere un problema e capire come intervenire.

La sfida sarà riuscire a trasferire progressivamente questa conoscenza nei nuovi sistemi intelligenti e, contemporaneamente, utilizzare quegli stessi sistemi per amplificare le capacità delle persone.

Conclusione: costruire oggi le competenze per la fabbrica di domani

La convergenza tra Intelligenza Artificiale e robotica apre quindi uno scenario molto più ampio della semplice introduzione di nuovi robot nelle fabbriche.

Significa iniziare a costruire sistemi capaci non soltanto di eseguire istruzioni, ma di percepire il mondo fisico, interpretare situazioni, utilizzare informazioni e collaborare con le persone.

Non sappiamo ancora quale forma avrà il robot che entrerà stabilmente nelle aziende bresciane nei prossimi anni. Potrà essere umanoide, mobile, specializzato o avere configurazioni che oggi non immaginiamo ancora.

Ciò che possiamo sapere è che per sfruttarne pienamente le potenzialità serviranno aziende preparate, dati accessibili e strutturati, processi ripensati e, soprattutto, nuove competenze capaci di mettere in relazione mondi che fino a oggi hanno spesso lavorato separatamente.

È anche in questa prospettiva che si colloca IM*CC: creare a Brescia un punto di incontro tra competenze legate all’Intelligenza Artificiale, alla robotica, all’automazione e alla conoscenza dei processi industriali, favorendo il confronto tra ricerca, tecnologia e impresa.

Perché la fabbrica del futuro, probabilmente, non sarà una fabbrica senza persone.

Sarà una fabbrica nella quale il confine tra competenza umana e capacità della macchina diventerà progressivamente più collaborativo, e nella quale il vero vantaggio competitivo non sarà semplicemente possedere la tecnologia più avanzata, ma sapere come integrarla con la conoscenza, l’esperienza e le competenze delle persone.