Il contributo di IM*CC sulla Robotica in un’intervista sul Giornale di Brescia.
Robotica e Intelligenza Artificiale stanno rapidamente avvicinandosi e il loro incontro promette di cambiare in modo significativo il mondo della manifattura. Ma in quale direzione? E soprattutto: la fabbrica del futuro sarà davvero popolata da robot con sembianze umane?
Sono alcune delle questioni affrontate dal Giornale di Brescia in un approfondimento dedicato alle nuove sfide della manifattura bresciana, al quale hanno contribuito anche Matteo Linotto e Nicola Mondinelli, fondatori di IM*CC, portando due punti di vista complementari sull’evoluzione della robotica industriale.
Per Matteo Linotto, uno degli aspetti più interessanti riguarda proprio ciò che accade quando l’Intelligenza Artificiale incontra la capacità dei robot di agire nel mondo fisico. L’automazione industriale tradizionale ci ha abituati a macchine estremamente precise ed efficienti, ma progettate prevalentemente per eseguire operazioni definite all’interno di ambienti strutturati. L’AI può contribuire a superare alcuni di questi confini.
Un robot capace di percepire ciò che accade intorno a sé, interpretare informazioni e adattare il proprio comportamento può infatti affrontare situazioni più variabili e operare in contesti meno rigidamente predeterminati. La questione, quindi, non è semplicemente introdurre più automazione nelle fabbriche, ma comprendere quali processi possano essere ripensati grazie all’integrazione tra le capacità fisiche della robotica e quelle cognitive dell’Intelligenza Artificiale.
Ed è proprio quando si passa dalle possibilità tecnologiche alle applicazioni concrete che emerge un’altra domanda: quale forma dovranno avere queste nuove macchine?
Negli ultimi anni l’attenzione si è concentrata molto sui robot umanoidi, spesso rappresentati come una possibile evoluzione naturale della robotica. Su questo aspetto, Nicola Mondinelli propone un’importante riflessione. Il fatto che oggi sia tecnicamente possibile costruire macchine sempre più simili a noi non significa necessariamente che la forma umana sia quella più efficace per un ambiente industriale.
In fabbrica contano parametri molto concreti: affidabilità, stabilità, autonomia energetica, capacità di carico, precisione e sicurezza. Replicare gambe, braccia e articolazioni umane può avere senso in alcuni contesti, ma può anche introdurre complessità che una macchina progettata specificamente per una determinata funzione non avrebbe.
La domanda diventa allora meno spettacolare, ma probabilmente più interessante dal punto di vista industriale: non quanto un robot possa assomigliare a una persona, ma quale sia la forma migliore per svolgere il compito che gli viene affidato.
Da qui nasce una riflessione che accomuna le due prospettive. L’Intelligenza Artificiale può rendere più autonomi e adattivi non soltanto gli umanoidi, ma anche bracci robotici, cobot, robot mobili e nuove architetture progettate intorno a esigenze specifiche. La morfologia della macchina diventa così una conseguenza della funzione e del contesto nel quale deve operare, anziché il punto di partenza.
È un tema particolarmente significativo per Brescia, dove la forte vocazione manifatturiera e la diffusione della robotica industriale rendono queste riflessioni molto concrete. L’integrazione dell’AI nei sistemi robotici apre la possibilità di ripensare attività e processi che fino a oggi erano difficili da automatizzare, mantenendo però al centro l’effettiva utilità della tecnologia.
Il futuro della robotica industriale, quindi, potrebbe non coincidere necessariamente con l’arrivo degli umanoidi nelle fabbriche. Potrebbe essere molto più articolato: macchine diverse, progettate per funzioni diverse, dotate dell’intelligenza e del grado di autonomia necessari per collaborare con le persone e rispondere alle esigenze reali della produzione.
Ed è forse proprio qui che si trova la sfida più interessante: non costruire macchine che ci assomiglino, ma progettare macchine sempre più adatte a ciò che devono fare.