“La robotica entra nelle imprese italiane ed europee. La sfida non è solo tecnologica ma giuridica”- Studio Legale Vincenzi

Matteo Linotto
matteo.linotto@neosperience.com
“La robotica entra nelle imprese italiane ed europee. La sfida non è solo tecnologica ma giuridica”- Studio Legale Vincenzi

Negli ultimi mesi l’attenzione dell’opinione pubblica si è concentrata quasi esclusivamente sull’evoluzione della robotica umanoide. Le immagini dei robot che camminano, trasportano oggetti, collaborano con gli operatori o svolgono attività sempre più complesse hanno inevitabilmente alimentato la percezione che la vera rivoluzione riguardi l’hardware, la potenza di calcolo o i progressi dell’Intelligenza Artificiale. In realtà, osservando ciò che sta accadendo nelle imprese europee, emerge uno scenario molto diverso. La questione decisiva non è più capire quando i robot saranno sufficientemente evoluti per entrare nelle fabbriche, perché questo processo è già iniziato, ma comprendere come integrarli all’interno di organizzazioni complesse nelle quali convivono persone, sistemi informativi, responsabilità giuridiche, vincoli di sicurezza e processi produttivi che devono continuare a garantire affidabilità, qualità e continuità operativa.Per molti anni la robotica industriale è rimasta confinata all’interno di celle protette, separate dagli operatori e dedicate a svolgere attività altamente ripetitive in ambienti rigidamente controllati. Quel modello, pur continuando a rappresentare una parte fondamentale dell’automazione industriale, non è però quello che caratterizzerà la prossima generazione di sistemi robotici. I robot collaborativi, i veicoli autonomi per la logistica, le piattaforme mobili dotate di Intelligenza Artificiale e, soprattutto, i robot umanoidi sono stati progettati per condividere gli stessi spazi delle persone, utilizzare strumenti già presenti nelle aziende, interagire con macchinari esistenti e adattarsi a contesti operativi che cambiano continuamente. È proprio questa capacità di lavorare in ambienti costruiti per gli esseri umani che rende la robotica contemporanea profondamente diversa rispetto al passato, ma è anche ciò che rende molto più complesso il quadro delle responsabilità.

Se un robot prende decisioni sulla base di algoritmi di Intelligenza Artificiale, raccoglie dati attraverso telecamere e sensori, dialoga con un sistema ERP, riceve istruzioni da un servizio cloud e modifica il proprio comportamento attraverso aggiornamenti software, è evidente che non ci troviamo più di fronte a una semplice macchina industriale. Ci troviamo, piuttosto, di fronte a un sistema cyber-fisico nel quale componenti meccaniche, software, dati, modelli di AI e infrastrutture digitali diventano parti inseparabili dello stesso ecosistema. Di conseguenza, anche il diritto è chiamato a cambiare prospettiva, abbandonando l’idea di regolamentare il singolo prodotto per iniziare a governare l’intero sistema che quel prodotto contribuisce a creare.

È probabilmente questo il cambiamento più importante introdotto dall’evoluzione della normativa europea. Per molti imprenditori la conformità normativa continua a essere percepita come un passaggio conclusivo del progetto, una verifica da affrontare quando il robot è già stato acquistato, installato e messo in funzione. In realtà la logica seguita dal legislatore europeo è esattamente opposta. La conformità non rappresenta il punto di arrivo del progetto, ma il suo punto di partenza. Prima ancora di scegliere quale robot utilizzare è necessario definire con precisione quale attività dovrà svolgere, con quale livello di autonomia opererà, quali persone incontrerà lungo il proprio percorso, quali dati raccoglierà, quali sistemi informatici utilizzerà e, soprattutto, quali conseguenze potrebbero derivare da un suo comportamento inatteso. È in questa fase che vengono determinate gran parte delle responsabilità giuridiche dell’intero progetto.

Anche per questa ragione è fuorviante parlare genericamente di “normativa sulla robotica”. In Europa non esiste una legge dedicata ai robot, così come non esiste un unico regolamento che disciplini tutte le tecnologie intelligenti. Esiste invece un insieme di disposizioni che, affrontando aspetti differenti dello stesso sistema, finiscono per costruire una rete normativa estremamente articolata. Il nuovo Regolamento Macchine disciplina la sicurezza del prodotto e il suo ciclo di vita; l’AI Act interviene quando il comportamento del sistema è influenzato da algoritmi di Intelligenza Artificiale; il GDPR tutela le persone i cui dati vengono raccolti dai sensori del robot; il Cyber Resilience Act impone requisiti di sicurezza informatica ai prodotti digitali; la normativa in materia di salute e sicurezza sul lavoro continua a disciplinare l’organizzazione delle attività produttive e la protezione dei lavoratori. Considerate singolarmente, queste norme sembrano appartenere a mondi diversi; osservate nel loro insieme, raccontano invece una nuova idea di innovazione, nella quale tecnologia, organizzazione e diritto diventano componenti inseparabili dello stesso progetto industriale.

In un’epoca nella quale il vantaggio competitivo delle imprese dipenderà sempre più dalla capacità di integrare innovazione, sicurezza e conformità normativa, lo Studio Legale Vincenzi si propone come interlocutore per quelle organizzazioni che vogliono affrontare la trasformazione tecnologica con una visione di lungo periodo, nella consapevolezza che il diritto, se progettato insieme all’innovazione, non rallenta il cambiamento ma contribuisce a renderlo affidabile, sostenibile e capace di generare valore duraturo.

Website dello Studio Legale Vincenzi